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Friday’s post: il ritorno

Riprendono i post del venerdì dopo la lunga pausa di dicembre. Questa settimana, causa superlavoro, ci limitiamo a segnalare alcuni post interessanti  ripescati nel mare magno dei feed riaperti al nostro ritorno in ufficio 😉

L’ALBUM DEI RICORDI DI UN ALTRO

In un post di inizio dicembre pubblicato su Publising 2.0, (“a blog about the (r)evolution of media, driven by the migration of media to the Web and new digital technologies”), Josh Korr proponeva l’omissione dei riempitivi come una delle chiavi dell’innovazione nell’economia dell’informazione in rete:

“[Newsrooms] no longer have the luxury, in an information-overload world, of wasting readers’ time with non-stories or information readers already know. Readers will simply go somewhere else.”

Tra i “riempitivi”,  Korr non esita a inserire gran parte delle news basate o prelevate da comunicati stampa, il codazzo delle dichiarazioni quotidiane di politici e le riprese di notizie anche mportanti ma prive di aggiornamenti o novità.
“La mia definizione di riempitivo”,  dice, “potrebbe essere l’album dei ricordi di un’altra persona” .

Queste “scrapbook news”, prosegue Korr, potrebbero essere il terreno di sperimentazione per attività di crowdsourcing, lasciando ai lettori il compito di scriverle e al linking quello di riportarle alla luce quando assumano rilevanza.

Il post ha avuto una certa risonanza, e Korr è ritornato a occuparsi delle “scrapbook news” in un nuovo post in cui, oltre a precisare il suo pensiero, segnala un interessante post di obiezioni di John Zhu a cui promette di rispondere. É una conversazione che mi riprometto di seguire.

LA RICERCA NEI SOCIAL MEDIA

Il lancio di WhosTalkin.com , un tool di ricerca nei social media, permette a ReadWriteWeb di impostare un parallelo tra la ricerca in rete in epoca pre-google e le condizioni in cui ci troviamo ora nell’ambito del social media search. É uno spunto interessante, anche se la recensione del servizio è meno accurata rispetto agli standard cui ci ha abituato RWW.
Sempre nell’ambito della social media search, ProgrammableWeb segnala un servizio di mashup tra technorati e notifixious che traccia e notifica le citazioni di nomi, prodotti o aziende nella blogosfera.

DELLA NATURA DEL FUTURO

Infine, ho trovato molto interessanti le considerazioni di Luca De Biase sulle diverse definizioni di futuro presenti nelle versioni inglese, francese e italiana di Wikipedia.

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“Where the news is breaking”

Nel momento in cui scrivo, non è ancora chiaro se i terribili eventi di Mumbai si siano conclusi.
Sul piano del rapporto tra gli eventi e la rete, però, qualcosa si è già incominciato a dire.
Jeff Jarvis, in un post programmaticamente intitolato When witnesses take over the news annuncia un intervento a riguardo (update: l’intervento è stato pubblicato), ma ciò che tutti hanno notato, CNN in testa,  è l’importanza assunta dai media sociali nella creazione di un flusso di notizie ininterrotto, spesso di prima mano.
Importanza non significa necessariamente affidabilità: in casi come questo, le osservazioni di prima mano si mescolano ai commenti e alle voci incontrollate; nello stesso tempo, Paul Lewis sul Guardian sottolinea il ruolo di servizio pubblico svolto da numerosi bloggers e twitterers nel fornire aiuto e informazioni, mentre Charles Arthur (sempre sul Guardian; molto interessante anche il pezzo di Jessica Reed) e Dan Gilmor notano soprattutto l’accuratezza e la velocità della pagina dedicata agli eventi da Wikipedia.
TechCrunch afferma chiaramente che:

Twitter isn’t the place for solid facts yet – the situation is way too disorganized. But it’s where the news is breaking.

Amit Varma,  trovandosi a Mumbai, ha seguito e commentato gli eventi sul suo blog,  individua in questo post una debolezza intrinseca nella pratica dell’analisi dell’esperto proposta dalle televisioni:

A media pundit, especially, feels compelled to have a narrative for everything. Everything must be explicable, and television expects instant analysis.
This is foolish, for sometimes events are complicated, and we simply need to wait for more information to emerge before we can understand it. But many of us—not just the pundits—don’t have the humility to accept that. We want to feel in control, at least on an intellectual level, so reasons and theories emerge. But the world is really far too complicated for us. Yet somehow we muddle along.

Dal nostro lato, l’accesso immediato alla parola e dello sguardo dei testimoni che abbiamo sperimentato ha certamente avuto un impatto sulla nostra percezione degli eventi su cui sarà importante, nei prossimi giorni, ragionare.