“Where the news is breaking”

Nel momento in cui scrivo, non è ancora chiaro se i terribili eventi di Mumbai si siano conclusi.
Sul piano del rapporto tra gli eventi e la rete, però, qualcosa si è già incominciato a dire.
Jeff Jarvis, in un post programmaticamente intitolato When witnesses take over the news annuncia un intervento a riguardo (update: l’intervento è stato pubblicato), ma ciò che tutti hanno notato, CNN in testa,  è l’importanza assunta dai media sociali nella creazione di un flusso di notizie ininterrotto, spesso di prima mano.
Importanza non significa necessariamente affidabilità: in casi come questo, le osservazioni di prima mano si mescolano ai commenti e alle voci incontrollate; nello stesso tempo, Paul Lewis sul Guardian sottolinea il ruolo di servizio pubblico svolto da numerosi bloggers e twitterers nel fornire aiuto e informazioni, mentre Charles Arthur (sempre sul Guardian; molto interessante anche il pezzo di Jessica Reed) e Dan Gilmor notano soprattutto l’accuratezza e la velocità della pagina dedicata agli eventi da Wikipedia.
TechCrunch afferma chiaramente che:

Twitter isn’t the place for solid facts yet – the situation is way too disorganized. But it’s where the news is breaking.

Amit Varma,  trovandosi a Mumbai, ha seguito e commentato gli eventi sul suo blog,  individua in questo post una debolezza intrinseca nella pratica dell’analisi dell’esperto proposta dalle televisioni:

A media pundit, especially, feels compelled to have a narrative for everything. Everything must be explicable, and television expects instant analysis.
This is foolish, for sometimes events are complicated, and we simply need to wait for more information to emerge before we can understand it. But many of us—not just the pundits—don’t have the humility to accept that. We want to feel in control, at least on an intellectual level, so reasons and theories emerge. But the world is really far too complicated for us. Yet somehow we muddle along.

Dal nostro lato, l’accesso immediato alla parola e dello sguardo dei testimoni che abbiamo sperimentato ha certamente avuto un impatto sulla nostra percezione degli eventi su cui sarà importante, nei prossimi giorni, ragionare.

Photoshop? Sì grazie!

Grazie alla segnalazione di un collega, Guido, vi passo il link di un “sito” che sicuramente sarà molto utile a tutti quelli che, appassionati di fotografia, hanno l’esigenza di ritoccare le foto che fanno. Ma può servire in caso di emergenza anche a grafici e professionisti. Il sito si chiama Pixlr, e sostanzialmente si tratta di un “Photoshop” particolarmente completo, online e assolutamente gratuito. Vi invito a testarlo. Altra segnalazione simpatica a proposito di ritocco fotografico, riguarda il sito Yearbookyourself dove potrete trasformarvi in baldi giovanotti o graziose signorine degli anni ’50 o degli anni ’70, insomma vi potete trasformare come volete a partire dagli anni ’50 sino ad oggi. E per finire con un tocco nero, se avete voglia di sapere quale sarà il vostro ultimo giorno sulla terra andate qui

They’re all thumbs

ovvero, un post del venerdì dedicato ai technoragazzini

Un bel post intitolato Kids and Technology, pubblicato su End of Cyberspace da Alex Soojung-Kim Pang mi ha riportato in mente il dibattito sulla contrapposizione tra “nativi” e “migranti digitali”.
La questione strettamente relativa alle diciture “nativo” e “migrante”, per quel che mi riguarda, è già stata chiusa da David Thornburg in questo post :

The designation of “digital natives” and “digital immigrants” suggests a difference that is, at best, largely innacurate and, at worst, demeaning to educators.

Nello stesso tempo, Pang descrive, nell’osservazione dei suoi bambini, comportamenti e atteggiamenti sostanzialmente diversi da quelli che possiamo riscontrare in chi “ha visto la tv in bianco e nero” (io l’ho vista con lo stabilizzatore, figurarsi). I sei punti descritti nel post, ovvero:

    Computers are boxes of fun.
    Interaction is entertainment.
    They’re all thumbs.
    Phones are cellular, and wires are stupid.
    Videos are what you can watch any time.
    Pictures are experiences.

vanno al di là delle conoscenze di questo o quel servizio e, in un certo senso, anche dell’uso più o meno “avanzato” che i ragazzi più giovani possono fare degli strumenti di comunicazione di rete. Sono, piuttosto, indici di mutamenti nella copertura di intere aree semantiche.

Dal mio piccolissimo osservatorio, posso dire che per un certo tempo ho visto il sapere come un albero (questa è letteratura, questa è matematica). Poi come una rete (questo collegamento permette la matematica della letteratura, o viceversa).  Poi come un insieme (Se aggiungo la matematica a quel che so, la letteratura cambia).
Il modello di sapere connesso a Google è di tipo ancora differente: è un paesaggio prospettico, visto dalla fessura del campo di ricerca, in cui i frammenti del sapere si collocano in una prospettiva dettata dal page rank come fattore di scala (i primi dieci risultati offuscano il ‘landscape’ lontano e indistinto degli ultimi risultati).
Con il wiki, il panorama acquisisce prospettive contemporanee e contrastanti come in  Paolo Uccello o Picasso.
Se quel che viene dopo sia la bidimensionalità di Mirò, il readymade, l’aleatorio del flashmob, il locativo di Gibson o lo spime di Sterling, non mi azzardo a prevedere, né tantomeno a giudicare.
Sarei solo curioso della forma delle loro future poesie.

Altre fonti per questo post:

All’origine della definizione di “nativo digitale”;

Digital Natives Blog (Harvard)

Digital Youth Research (Berkeley)

Born Digital (il libro)

Un dibattito molto interessante (in italiano)

Un bel post di Scioglilingua (in italiano)

Il blog di danah boyd

Ah, il prossimo venerdì, niente post, almeno da parte mia, causa ferie 😉

Ch-ch-ch-changes (turn and face the strain)

obamanightRubiamo il titolo a una vecchia hit di David Bowie per introdurre il nostro post settimanale, in cui non ci si esime dal fornire qualche link su Obama e la rete.

Le analisi sull’uso della rete e in particolare dei social media durante la campagna democratica sono numerose e aumenteranno vertiginosamente nei prossimi giorni.
Numerosi spunti di analisi sul piano della comunicazione politica possono essere estratti dall’archivio di SpinDoc mentre gli studi sul piano del puro marketing sono già legione.

Quel che vogliamo segnalare qui è un interessante articolo di Chris O’Brien sul Mercury News che imposta un parallelo con la cultura open source a partire dall’approccio bottom-up adottato per l’elaborazione dell’agenda e dalla decisione di ‘perdere il controllo’ di alcuni importanti aspetti della comunicazione di campagna lasciandoli a discrezione dei partecipanti. L’uso della “O”, di cui fa menzione anche Alessandro Gilioli in questo bel post è forse l’esempio più conosciuto.
Riportiamo la chiusa di O’Brian:

Instilling this sort of open-source culture into the U.S. government will be an extraordinary task. But for Obama, continuing to use the tools offered by the Internet to engage the public offers the best way for him to deliver the kind of change that will be remembered for decades to come.

Ma se l’analisi di ciò che Obama e i suoi collaboratori hanno fatto è certamente interessante, più importante, sarà osservare e seguire cosa faranno.
Già oggi è stato lanciato il sito change.gov di cui ReadWriteWeb ci offre una analisi puntuale.

Gran parte dei commenti in rete, si sono appuntati sulle pagine dedicate alla rete e alle tecnologie, intitolate
Ensure the Full and Free Exchange of Ideas through an Open Internet and Diverse Media Outlets. A chi scrive, qui, sono piaciute parecchio.

Vita allo stand

La vita segreta di Max e Riccardo

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IAB live blogging

Oggi giornata intensa. Nella sala grande, gremitissima, si rincorrono interventi di grande interesse. Dopo l’intervento riassuntivo di Layla Pavone, Alain Heureux, presidente di IAB Europa, ha tracciato la situazione del mercato europeo, che vede una grande crescita dell’Italia e la conferma della leadership inglese. Poi le case histories delle aziende come Barilla, Coca-Cola, Enel. Nel pomeriggio da seguire Yahoo e Microsoft