And they have a plan

«Cylons where created by men.
They evolved.
They rebelled.
There are many copies .
And they have a plan»
Battlestar Galactica


Il post del venerdì, in cui si parla in diversi modi di robot (e dei loro piani).

Robot che leggono

Il New York Times ha rilasciato questa settimana la prima delle API annunciate prima dell’estate.
La  “Campaign Finance Application Programming Interface (API)” permette di aggregare i dati relativi a contributi e spese della campagna elettorale americana secondo numerosi criteri: geografici, per candidato o per contribuente.
Questi dati sono pubblici e, a costo di qualche fatica, potrebbero essere comunque recuperati e utilizzati. La golosità della notizia non sta neppure nelle possibilità che si aprono, anche se, imbeccati da ReadWriteWeb, abbiamo provato a immaginare di mappare questi dati sulla citazione dei nomi dei donors dentro un sito come Daylife, e ci è venuta l’acquolina in bocca.
Il vero punto di interesse, sottolineato nel post già linkato, sta nel mutamento del ruolo del quotidiano in rete che la disponibilità di API come questa implica: il New York Times ( ma altri quotidiani si sono o si stanno attrezzando) assume in questo caso il ruolo di un intermediario di informazioni “machine-readable” fornendo un servizio autorevole e certificato alla massa di creatori di contenuti che agisce in rete.
Insomma:

Further, the times are changing and if you’re not publishing for those readers of yours who happen to be robots – you’re missing out on an important constituency

Il trionfo del newsfeed

Sempre RRW attira la nostra attenzione su un altro fenomeno. Di fronte alla massa di informazioni provenienti tanto da organizzazioni quanto da singoli con cui entriamo in contatto più o meno stabile, uno degli impegni più importanti di noi che lavoriamo in rete è stato creare delle strutture grafiche e logiche di filtro e ordine.

Per molto tempo abbiamo preso esempio dalla carta stampata o da altri modelli preeseistenti. Pian piano, ma in modo sempre più pressante, si sta affermando un modo che è tipico della rete: il newsfeed, il lungo listato (in ordine cronologico inverso, o con un altro criterio univoco) che semplicemente mette in coda le informazioni associando commenti e altri interventi in ulteriori microcode interne. A partire dal blog e dagli aggregatori di base – delicious digg – il formato ‘river of news’ si è trasferito ad aggreagatori complessi come Friendfeed, ai social network e, con la nuova home, anche a Flickr.

I newsfeed sembrano essere dientati un linguaggio specifico e, per certi versi, dominante. Certo, hanno i loro detrattori:

Some people find them overwhelming, others say they are a waste of mental energy and surely some will insist they are bad for the human brain’s ability to remember anything from one day to the next.

I guadagni del robot

Con questi chiari di luna, non è certo un caso che si stia prestando molta attenzione agli andamenti economici delle aziende di rete. C’era molta attesa per i risultati del terzo quarter di Google, che si sono rivelati migliori del previsto. Secondo Jeff Jarvis, gli analisti si aspettavano una performance meno brillante perché non sanno interpretare interpretare “a new kind of company in a new kind of economy”. Un suo più prudente commentatore suggerisce di attendere i prossimi due trimestri prima di asserirlo.

Certo è che per ora il robot che sovrintende all’advertising contestuale sembra procedere spedito, aumentando i suoi già rosei guadagni.

And, yes, we have a plan

Permettetemi una debolezza: un link a qualcosa che non ha nulla a che fare con i nostri soliti temi,
ma parlando di robot, questo post di Daily Galaxy merita una lettura:

“I see a strong parallel between the evolution of robot intelligence and the biological intelligence that preceded it. The largest nervous systems doubled in size about every fifteen million years since the Cambrian explosion 550 million years ago.
Robot controllers double in complexity (processing power) every year or two. They are now barely at the lower range of vertebrate complexity, but should catch up with us within a half century.”

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