non c’è due senza tre(puntozero)

Il consueto post del venerdì, dove si parla in vario modo di web 3.0,  della differenza sottile ma sostanziale tra collettivo e collaborativo, del memetracker di Google e di advertising crossmediale ed orrorifico, mentre l’olonese si aggira per le sale di Codice Internet e chissà che più tardi non ci blogghi su.

Web 3.0

In analogia con la fortunata espressione ‘web 2.0″, si è cominciato a parlare di 3.0 per i primi esperimenti di “web semantico”, ovvero quei siti e servizi che si basano sull’incrocio e la sintesi di informazioni collegate tra loro per via contestuale.

Come dice Mico Coffey in questo post di Make Innovation Flourish:

“Web 1.0 is like buying a can of Campbell’s Soup.
Web 2.0 is like making homemade soup and inviting your soup-loving friends over.
The semantic web is like having a dinner party, knowing that Tom is allergic to gluten, Sally is away til next Thursday and Bob is vegetarian.”

I computer, ci dice Cofee, sono molto bravi a leggere le etichette che possiamo avere applicato a un contenuto. Sono anche molto veloci a trovare altri contenuti con la stessa etichetta. Sono meno bravi a risalire da un’etichetta ad un’area semantica e a collegare le altre etichette di quell’area al nostro primo contenuto.
In questo momento, si stanno cercando modi più o meno semplici di insegnare ai computer a fare questo lavoro. Dalle parti di Flickr, si è cominciato a definire dei gruppi di etichette che coprono delle aree semantiche (i tag cluster). Altri lavorano sui microformati, ovvero frammenti di codice che qualificano un link in rapporto a uno schema di relazioni, permettendo di riconoscere un contesto nei rapporti.

Non sappiamo quale di queste tecnologie abiliterà realmente, in modo semplice ed usabile, la contestualizzazione on line dei dati. Forse nessuna di queste, eppure ciascuna di esse è importante, per il motivo che ci ricorda Tim Berners-Lee in questa intervista,

One of the powerful things about networking technology like the Internet or the Web or the Semantic Web, one of the characteristics of such a technology is that the things we’ve just done with it far surpass the imagination of the people who invented them.

Sempre sul web semantico

Nova Spivack è l’ideatore e fondatore del più esplicito esperimento di web semantico, l’aggregatore Twine É anche un attivo evangelista del web 3.0, e ha messo a disposizione sul suo blog un bel video con quello che definisce il suo “best talk”. É una mezz’ora scarsa di video, ma mi sembra che valga proprio la pena.

Collettivo e collaborativo

In questo post di Thomas Vander Val, pubblicato qualche mese fa e riemerso nella coda lunga dei miei feed durante queta settimana, si disamina in modo stringato e convincente la differenza tra “collettivo” e “collaborativo”.
É vero che si tende a parlare di “collaborazione” per qualunque strumento preveda una attività degli utenti ed è vero anche che fare confusione tra i due atteggiamenti può portare a scegliere lo strumento meno adatto per i propri scopi o per quelli del cliente. Le parole, come si dice, sono importanti.

Google Blog Search con memetracker

Google ha rinnovato questa settimana il suo servizio Blog Search. La nuova versione è per ora limitata ai soli blog in lingua inglese, ma conoscendo le abitudini di Google, è probabile che le versioni localizzate nelle diverse lingue non si faranno attendere a lungo.

Non si tratta di un semplice restyling: la funzione principale del servizio sembra essere ora quella di memetracker, ovvero di aggregazione dei post sugli argomenti più affrontati e discussi. L’aspetto, come sottolinea ReadWriteWeb, somiglia a quello di GoogleNews “but uglier”: l’interfaccia, paragonata al memetracker ‘storico’ TechMeme risulta molto meno attraente.

Ma, più che la gradevolezza della pagina, è un altro elemento a suscitare perplessità. BlogSearch è costruito per essere più inclusivo rispetto a strumenti professionali o semiprofessionali come TechMeme, e questa è una dichiarazione ‘ufficiale di Google. Il problema è che, secondo quest’altra analisi condotta da Frederic Lardinois di RRW, è stato immediatamente “spammato” da PayPerPost: forse, è la conclusione, è fin troppo inclusivo.

Fifa (blu) crossmediale

Ho sempre diviso i film horror in due categorie: film di fifa blu e film di fifa nera (l’ontologia delle due categorie è off topic, perciò non mi ci addentro in questa sede). Sulla fifa, blu o nera che sia, sembra avere scommesso l’attività di advertising on line di Doritos, un marchio di snack molto popolare negli Stati Uniti e in Messico.
Ne riferisce, con molti particolari, il sempre ottimo Adverblog in questo post; purtroppo, non essendo ancora l’ora della fifa non ho potuto seguire l’esperienza dell’Hotel 626 (il sito è attivo solo tra le 18 e le 06:00!).
Quel che mi sembrava parecchio interessante è la campagna segnalata all’inizio del post: un gruppo di spot, nello stile tipico dei webisodes delle serie tv, collegati tematicamente e stilisticamente ad una serie di successo, pubblicati su YouTube e altri repository di rete integrandosi nel flusso comunicativo crossmediale tra rete e televisione, inaugurato da Lost e avviato a divenire una caratteristica distintiva della “nuova letteratura popolare”.

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