Mordennau

Voce marcata come ‘google’

Too

20 Ottobre 2008 · Lascia un Commento

Too è il nome del blog di Sergey Brin, co-fondatore di Google, e ha avuto grande risonanza qualche tempo fa al momento del lancio, perchè nel post di apertura mister Brin ha annunciato di avere una predisposizione genetica al morbo di Parkinson, scoperta grazie al sito 23andme, fondato dalla moglie di Brin e finanziato da Google. Il sospetto che tutto ciò fosse una sorta di “spinta” pubblicitaria per questo sito che si occupa di genetica, chiunque inviando un campione di saliva può sapere tutto quello che riguarda il suo DNA, e che non ha avuto il successo planetario che i fondatori si aspettavano (ora il costo della “ricerca” è di 399 dollari, mentre prima era di circa un migliaio di dollari), più o meno, era legittimo. Ora sembra di fatto una certezza perchè andate sul blog non trovate altri post da quel fatidico 18 settembre 2008, quando la notizia di questo blog fece il giro del mondo. Quindi se siete famosi, ricchi e sapete che ogni vostra azione sarà ripresa dai media di tutto il mondo, ora sapete cosa occorre per organizzare una grande campagna pubblicitaria “for free”.

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And they have a plan

17 Ottobre 2008 · Lascia un Commento

«Cylons where created by men.
They evolved.
They rebelled.
There are many copies .
And they have a plan»
Battlestar Galactica


Il post del venerdì, in cui si parla in diversi modi di robot (e dei loro piani).

Robot che leggono

Il New York Times ha rilasciato questa settimana la prima delle API annunciate prima dell’estate.
La  “Campaign Finance Application Programming Interface (API)” permette di aggregare i dati relativi a contributi e spese della campagna elettorale americana secondo numerosi criteri: geografici, per candidato o per contribuente.
Questi dati sono pubblici e, a costo di qualche fatica, potrebbero essere comunque recuperati e utilizzati. La golosità della notizia non sta neppure nelle possibilità che si aprono, anche se, imbeccati da ReadWriteWeb, abbiamo provato a immaginare di mappare questi dati sulla citazione dei nomi dei donors dentro un sito come Daylife, e ci è venuta l’acquolina in bocca.
Il vero punto di interesse, sottolineato nel post già linkato, sta nel mutamento del ruolo del quotidiano in rete che la disponibilità di API come questa implica: il New York Times ( ma altri quotidiani si sono o si stanno attrezzando) assume in questo caso il ruolo di un intermediario di informazioni “machine-readable” fornendo un servizio autorevole e certificato alla massa di creatori di contenuti che agisce in rete.
Insomma:

Further, the times are changing and if you’re not publishing for those readers of yours who happen to be robots - you’re missing out on an important constituency

Il trionfo del newsfeed

Sempre RRW attira la nostra attenzione su un altro fenomeno. Di fronte alla massa di informazioni provenienti tanto da organizzazioni quanto da singoli con cui entriamo in contatto più o meno stabile, uno degli impegni più importanti di noi che lavoriamo in rete è stato creare delle strutture grafiche e logiche di filtro e ordine.

Per molto tempo abbiamo preso esempio dalla carta stampata o da altri modelli preeseistenti. Pian piano, ma in modo sempre più pressante, si sta affermando un modo che è tipico della rete: il newsfeed, il lungo listato (in ordine cronologico inverso, o con un altro criterio univoco) che semplicemente mette in coda le informazioni associando commenti e altri interventi in ulteriori microcode interne. A partire dal blog e dagli aggregatori di base – delicious digg – il formato ‘river of news’ si è trasferito ad aggreagatori complessi come Friendfeed, ai social network e, con la nuova home, anche a Flickr.

I newsfeed sembrano essere dientati un linguaggio specifico e, per certi versi, dominante. Certo, hanno i loro detrattori:

Some people find them overwhelming, others say they are a waste of mental energy and surely some will insist they are bad for the human brain’s ability to remember anything from one day to the next.

I guadagni del robot

Con questi chiari di luna, non è certo un caso che si stia prestando molta attenzione agli andamenti economici delle aziende di rete. C’era molta attesa per i risultati del terzo quarter di Google, che si sono rivelati migliori del previsto. Secondo Jeff Jarvis, gli analisti si aspettavano una performance meno brillante perché non sanno interpretare interpretare “a new kind of company in a new kind of economy”. Un suo più prudente commentatore suggerisce di attendere i prossimi due trimestri prima di asserirlo.

Certo è che per ora il robot che sovrintende all’advertising contestuale sembra procedere spedito, aumentando i suoi già rosei guadagni.

And, yes, we have a plan

Permettetemi una debolezza: un link a qualcosa che non ha nulla a che fare con i nostri soliti temi,
ma parlando di robot, questo post di Daily Galaxy merita una lettura:

“I see a strong parallel between the evolution of robot intelligence and the biological intelligence that preceded it. The largest nervous systems doubled in size about every fifteen million years since the Cambrian explosion 550 million years ago.
Robot controllers double in complexity (processing power) every year or two. They are now barely at the lower range of vertebrate complexity, but should catch up with us within a half century.”

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non c’è due senza tre(puntozero)

3 Ottobre 2008 · Lascia un Commento

Il consueto post del venerdì, dove si parla in vario modo di web 3.0,  della differenza sottile ma sostanziale tra collettivo e collaborativo, del memetracker di Google e di advertising crossmediale ed orrorifico, mentre l’olonese si aggira per le sale di Codice Internet e chissà che più tardi non ci blogghi su.

Web 3.0

In analogia con la fortunata espressione ‘web 2.0″, si è cominciato a parlare di 3.0 per i primi esperimenti di “web semantico”, ovvero quei siti e servizi che si basano sull’incrocio e la sintesi di informazioni collegate tra loro per via contestuale.

Come dice Mico Coffey in questo post di Make Innovation Flourish:

“Web 1.0 is like buying a can of Campbell’s Soup.
Web 2.0 is like making homemade soup and inviting your soup-loving friends over.
The semantic web is like having a dinner party, knowing that Tom is allergic to gluten, Sally is away til next Thursday and Bob is vegetarian.”

I computer, ci dice Cofee, sono molto bravi a leggere le etichette che possiamo avere applicato a un contenuto. Sono anche molto veloci a trovare altri contenuti con la stessa etichetta. Sono meno bravi a risalire da un’etichetta ad un’area semantica e a collegare le altre etichette di quell’area al nostro primo contenuto.
In questo momento, si stanno cercando modi più o meno semplici di insegnare ai computer a fare questo lavoro. Dalle parti di Flickr, si è cominciato a definire dei gruppi di etichette che coprono delle aree semantiche (i tag cluster). Altri lavorano sui microformati, ovvero frammenti di codice che qualificano un link in rapporto a uno schema di relazioni, permettendo di riconoscere un contesto nei rapporti.

Non sappiamo quale di queste tecnologie abiliterà realmente, in modo semplice ed usabile, la contestualizzazione on line dei dati. Forse nessuna di queste, eppure ciascuna di esse è importante, per il motivo che ci ricorda Tim Berners-Lee in questa intervista,

One of the powerful things about networking technology like the Internet or the Web or the Semantic Web, one of the characteristics of such a technology is that the things we’ve just done with it far surpass the imagination of the people who invented them.

Sempre sul web semantico

Nova Spivack è l’ideatore e fondatore del più esplicito esperimento di web semantico, l’aggregatore Twine É anche un attivo evangelista del web 3.0, e ha messo a disposizione sul suo blog un bel video con quello che definisce il suo “best talk”. É una mezz’ora scarsa di video, ma mi sembra che valga proprio la pena.

Collettivo e collaborativo

In questo post di Thomas Vander Val, pubblicato qualche mese fa e riemerso nella coda lunga dei miei feed durante queta settimana, si disamina in modo stringato e convincente la differenza tra “collettivo” e “collaborativo”.
É vero che si tende a parlare di “collaborazione” per qualunque strumento preveda una attività degli utenti ed è vero anche che fare confusione tra i due atteggiamenti può portare a scegliere lo strumento meno adatto per i propri scopi o per quelli del cliente. Le parole, come si dice, sono importanti.

Google Blog Search con memetracker

Google ha rinnovato questa settimana il suo servizio Blog Search. La nuova versione è per ora limitata ai soli blog in lingua inglese, ma conoscendo le abitudini di Google, è probabile che le versioni localizzate nelle diverse lingue non si faranno attendere a lungo.

Non si tratta di un semplice restyling: la funzione principale del servizio sembra essere ora quella di memetracker, ovvero di aggregazione dei post sugli argomenti più affrontati e discussi. L’aspetto, come sottolinea ReadWriteWeb, somiglia a quello di GoogleNews “but uglier”: l’interfaccia, paragonata al memetracker ’storico’ TechMeme risulta molto meno attraente.

Ma, più che la gradevolezza della pagina, è un altro elemento a suscitare perplessità. BlogSearch è costruito per essere più inclusivo rispetto a strumenti professionali o semiprofessionali come TechMeme, e questa è una dichiarazione ‘ufficiale di Google. Il problema è che, secondo quest’altra analisi condotta da Frederic Lardinois di RRW, è stato immediatamente “spammato” da PayPerPost: forse, è la conclusione, è fin troppo inclusivo.

Fifa (blu) crossmediale

Ho sempre diviso i film horror in due categorie: film di fifa blu e film di fifa nera (l’ontologia delle due categorie è off topic, perciò non mi ci addentro in questa sede). Sulla fifa, blu o nera che sia, sembra avere scommesso l’attività di advertising on line di Doritos, un marchio di snack molto popolare negli Stati Uniti e in Messico.
Ne riferisce, con molti particolari, il sempre ottimo Adverblog in questo post; purtroppo, non essendo ancora l’ora della fifa non ho potuto seguire l’esperienza dell’Hotel 626 (il sito è attivo solo tra le 18 e le 06:00!).
Quel che mi sembrava parecchio interessante è la campagna segnalata all’inizio del post: un gruppo di spot, nello stile tipico dei webisodes delle serie tv, collegati tematicamente e stilisticamente ad una serie di successo, pubblicati su YouTube e altri repository di rete integrandosi nel flusso comunicativo crossmediale tra rete e televisione, inaugurato da Lost e avviato a divenire una caratteristica distintiva della “nuova letteratura popolare”.

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Motori di ricerca

2 Ottobre 2008 · Lascia un Commento

La notizia non è recentissima, ma magari vi è sfuggita: un gruppo di fuoriusciti di Google ha creato e lanciato (versione beta) un nuovo motore di ricerca chiamato Cuil ( si pronuncia come la parola cool). Al momento le pagine indicizzate non sono molte e mancano quasi completamente quelle italiane, e ciò ricorda molto quando Google fece la sua apparizione, ma sicuramente il progetto pare molto interessante. Tra parentesi la pagina di ricerca è nera e questo sembrerebbe essere una scelta “ecologica”, lo sfondo nero consuma meno energia. Stiamo a vedere come si evolve la cosa, magari assisteremo al crollo di Google, come abbiamo assistito a quello di Altavista, anche se personalmente lo ritengo alquanto improbabile

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