Mordennau

Post da Settembre 2008

cose della rete, cose della vita

26 Settembre 2008 · Lascia un Commento

ed ecco il post del venerdì, dove si parla di vite quotidiane, seconde vite, anelli mancanti e altre coserelle che hanno a che fare con la sottigliezza della membrana che divide i nostri corpi dalla rete

La seconda vita di Second Life?

Dopo la sbornia di hype per cui ogni presenza aziendale in Second Life era una notizia di per sè, la vulgata corrente vede SL come un arnese fuori moda – se non una “sòla”.
Chi ci sta “dentro”, invece, vede altre cose: per esempio,il ritorno di alcune aziende di primo piano con strumenti molto diversi rispetto al passato e più adatti ad un ambiente in cui molti degli strumenti di marketing abituali si rivelano spesso privi di significato.
A questo proposito, l’ottimo Giuseppe Granieri ci parla in un bel post di una “seconda vita” di Second Life, citando un post dello stesso titolo apparso su FastCompany .
Per dirla con Granieri,

“Il marketing del mondo reale è possibile in Second Life, ma solo se vuoi seguire le regole di Second Life
Ora, abbiamo sempre utilizzato i nuovi strumenti cercando di adattarli ai metodi e alle soluzioni che usavamo con i vecchi. Lo abbiamo fatto e lo stiamo facendo anche con Second Life e i mondi metaforici. Io, personalmente, sono convinto che questa fase sia solo e soprattutto un grande spazio per le nuove idee. E che, chi ha voglia di comprendere la grammatica dei nuovi ambienti con l’umiltà necessaria per non volerli adattare a precdenti consuetudini, abbia davanti uno spazio di sperimentazione ampio e stimolante. :)

L’anello mancante

Con un intervento in due puntate (qui la prima e qui la seconda), ReadWriteWeb ha attirato la nostra attenzione sull’uso del cellulare come lettore di codici a barre.
L’interesse dell’argomento sta nel punto di contatto tra rete e mondo reale che questo può costituire. Non a caso, l’apertura dell’articolo recita:

“One of the promises of the mobile web was the possibility of being able to integrate the internet with the real world.”

Il codice a barre, con le modalità e gli strumenti descritti nei due post possono costituire una prima ‘cerniera’ tra i due mondi potenzialmente ubiqua, usabile e, cosa che non guasta, pienamente sfruttabile dal punto di vista commerciale.

Lifestream your browsing

il fenomeno di avvicinamento delle pratiche di rete alla vita quotidiana, che in genere viene denominato “lifestreaming” si è sviluppato, negli ultimi anni, a partire dalle pratiche di blogging.
La possibilità di registrare in un diario pubblico e usabile ha reso per moltissimi la rete un luogo di espressione oltre che di reperimento informazioni e servizi.
In seguito, la nascita dei servizi di microblogging e status updating hanno portato questa tendenza sempre più vicina e aderente allo scorrere naturale della vita, ad esmpio annotando su twitter dal cellulare una piccola variazione di umore.
In questo panorama, le attività di browsing si erano mantenute fondamentalmente personali. É vero che esistono da tempo strumenti di condivisione dei bookmark, ma, giustappunto di tratta di bookmark, ovvero di pagine che per qualche motivo si desidera ritrovare.
L’apparizione di sttumenti come SocialBrowse, rilasciato oggi dalla beta privata, promette di socializzare anche la normale attività di browsing, associando il bookmarking al microblogging, all’attività di commento e alla condivisione in tempo reale delle pagine su cui si sta navigando.

Chi si rivede:la blogosfera

Technorati sta pubblicando in questi giorni il suo documento annuale State of the Blogosphere 2008.
Anche se i dati non rivelano particolari novità, val la pena di darci un’occhiata.
I blog censiti sono 133 mlioni, con un ritmo di aggiornamento di circa 900.000 post al giorno. La tendenza è in calo: l’anno scorso i post erano un milione e mezzo al giorno.
Come ci si aspettava, la percentuale di ‘rumore’ è molto alta e i blog realmente influenti – qualli a Technorati attribuisce un valore di autorità superiore a 50, sono meno di centomila.
Sono buoni numeri, che riportano il blog a un fenomeno di persone: persone che giocano, si divertono, abbandonano e riprendono le loro attività di blogging. Anche se la novità sottolineata dal team di technorati è l’ingresso massiccio dei brand nella blogosfera

E l’ADV?

Sul fronte dell’ADV, MySpace, come già aveva fatto Facebook, ha messo a disposizione dei suoi utenti un tool di autogestione del proprio advertising, in questo caso completo di un tool he permette di creare banner. Potrebbe essere un altro elemento che conferma la tendenza alla suddivisione dell’adv in rete tra un ambiente di pochi grandi attori internazionali, con grandi budget e accesso ai siti ad alto volume di traffico, e un ambiente di completa autogestione, dalla creazione del banner all’ADV server, per i piccoli e medi attori, che si troverebbero nella possibilità di “saltare” gran parte delle intermediazioni.

Ma per parlare un po’ più a fondo di questo scenario aspetteremo un altro venerdì.

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Comprare creatività online

24 Settembre 2008 · Lascia un Commento

Le agenzie di pubblicità dovranno cominciare a rivedere il loro modo di approcciare il mercato, visto che grazie ad internet c’è la possibilità di lanciare una gara, dare un brief e ricevere un sacco di idee creative al costo che si stabilisce. E’ un servizio che dà http://www.bootb.com/it/ e che ho scoperto navigando nel blog di Marco Marini ,blog che vi consiglio di guardare ogni tanto , visti i commenti taglienti alle campagne pubblicitarie in circolazione, che questo creativo elargisce a piene mani.

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Social network

22 Settembre 2008 · Lascia un Commento

Parlando di Web 2.0 , il web “costruito” dagli utenti, non si può fare a meno di pensare ai social network. Fenomeno partito dal dating, passato per Youtube e approdato a piattaforme come Facebook o MySpace. Su questi network sociali si fanno incontri, si gioca, ci si scambia informazioni, insomma si “vive” una realtà non più virtuale ma che ha agganci con i nostri interessi e la vita di tutti i giorni. Al momento i fondatori o i proprietari di queste piattaforme non stanno guadagnando un euro, ma sicuramente prima o poi arriveranno a monetizzare questa massa incredibile di utenti e pagine. Se qualcuno ambisce a cavalcare la tigre e a tentare la fortuna può costruirsi il suo social network personale andando su http://www.ning.com/. Qui troverà tutti gli strumenti necessari per realizzare la sua idea da milioni di utenti. Good Luck!

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il post del venerrrdì

19 Settembre 2008 · Lascia un Commento

“Venerrrdì?”

Il calendario degli impallinati registra festività e ricorrenze assolutamente prive di significato per la stragrande maggioranza delle persone. Oggi sarebbe il  Talk Like a Pirate day e siccome quanto a impallinatura qua non si scherza, volentieri ci adeguiamo :-)

Yahoo! testa la nuova home page

Yahoo! sta testando una nuova struttura di home page utilizzando utenti random delle edizioni inglese e americana come beta tester.
La pagina sembra offrire una soluzione interessante al problema dell’accesso ai numerosi servizi del portale, proponendo una intera colonna personalizzabile direttamente nella home e affidando alla funzionalità MyYahoo! il ruolo di start page vera e propria.

Altre notizie e link:

Download Blog (in italiano)

BBC Technology (in Inglese)

Nell’articolo BBC anche uno screenshot

Brand, ricerche e reputazione

Questo post del blog di IAB ci dice che l’88% dei termini utlizzati per navigare – ovvero inseriti nella buca di ricerca di Google – corrisponde a un brand.
I reponsabili della ricerca da cui si ottiene questo dato ne sottolineano l’importanza sollecitando investimenti in SEM; e non c’è da stupirsene, visto che i servizi di Search Engine Marketing sono il core della società che ha prodotto la ricerca stessa.
Ma se investire in SEM è certamente buona cosa, lo è anche investire in reputazione. Durante questa settimana, la circolazione di un post su un episodio estremamente sgradevole accaduto al Carrefour di Assago fa sì che una ricerca per “Carrefour Assago” su Google porti a una pagina in cui dei dieci primi risultati ben cinque si riferiscono a Carrefour come teatro di una grave discriminazione nei confronti di un bambino autistico. Al terzo posto troviamo il post originale che racconta la vicenda – che è di quelle che fanno arrabbiare sul serio.
Insomma, per qualche tempo, cercando questo brand in rete, i navigatori ti troveranno subito, ma troveranno subito anche quanto sei antipatico.

Smart Phone Apps Best Sellers

Con la crescita dei collegamenti in mobile broadband (date un’occhiata alle tabelle di questo articolo su ComScore relative agli Stati Uniti) crescono anche gli SmartPhone e le relative applicazioni.
ReadWriteWeb  ci propone una top ten delle applicazioni per SmartPhone più vendute suddivise per sistema operativo.
La tendenza è ben delineata da questo commento di McManus:

“Together, entertainment and gaming apps account for 42% of unit sales of the top ten categories. Meanwhile, business and professional apps rank third with 15% and Productivity applications (e.g. address book and calendar) fourth with 9%. Note that these are similar trends to the iPhone App Store, where gaming also dominates.”

Mobilize

Sempre in tema di mobile, si è svolta in questi giorni a San Francisco una conferenza con numerosi nomi di rilievo del settore.
Anche se i report dei diversi interventi non sono ancora disponibili, vale la pena di dare un’occhiata al sito ufficiale.

Ehm

I banner/sondaggi più ehm che abbia mai visto sono reperibili a questi due link:
la domanda indiscreta
il seguito

E per questa settimana è tutto! Commentate, gente, commentate!

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Il post del venerdì

12 Settembre 2008 · Lascia un Commento

Ogni venerdì, pillole, segnalazioni e link colti fior da fiore dalla rete

Un twitter per le aziende – e con un business model

É il vincitore della prestigiosa segnalazione annuale di TechCrunch, e già questo ce lo fa guardare con un certo interesse.

Ha anche avuto 10.000 iscrizioni di singoli e 2.000 da aziende durante la sola giornata di lancio. Certo, ha goduto di ottima stampa e di rumours insistenti, essendo il prodotto di uno dei fondatori di Paypal, ma sono, in ogni caso, numeri di un certo rispetto.

Si tratta di Yammer, uno strumento di micro-blogging simile, se non identico, a Twitter, ma con alcune caratteristiche interessanti.
Vediamole:

In primo luogo, è pensato come uno strumento per le aziende.
L’accesso è riservato a utenze con domini email aziendali; i menu e le funzioni sono rinominati ed adattati alle necessità di un flusso di lavoro interdivisionale.

L’azienda è definita dagli utenti con uguale dominio email; le divisioni sono elastiche, nel senso che sono definite dalle azioni di follow degli utenti stessi. Naturalmente, l’uso della sintassi abituale di Twitter consente di comunicare da una divisione all’altra su singoli topic, creando gruppi temporanei di utenze senza intervenire sulla configurazione.

In pratica, mandando un messaggio @collega, lo includo nella mia divisione finchè resta aperto il thread con cui l’ho coinvolto. Comodo, no?

La possibilità di accedere con piena funzionalità anche da email, Istant Messengers e cellulari via SMS – con applicazioni specifiche per Blackberry e iPhone – completa le funzioni.

Purtroppo l’uso via cellulare è confinato per ora ai soli Stati Uniti, ma il gap dovrebbe essere superato rapidamente.

L’uso del tool si orienta a ridurre il rumore prodotto dall’uso improprio e sovrabbondante della email e alla sostituzione/integrazione degli altri strumenti di comunicazione quali Istant Messengers o, paradossalmente, lo stesso Twitter.
Nello stesso tempo, l’accesso ubiquo semplifica e riduce i costi delle comunicazioni tra colleghi in sedi diverse o in movimento

In più, Yammer sembra avere quel che manca a molti di questi servizi: un business model. L’applicazione è offerta free con le funzioni complete senza riguardo al numero di utenze, ma con privilegi amministrativi minimi.
L’accesso a privilegi amministrativi sostanziali ha un costo di 1 $ al mese per ogni utente registrato.

Banner Art

ovvero, quando vale la pena di vedere un banner:

Mix Your Own by Absolut

Notitiae volant

Uno studio del guru della teoria delle reti, Barabasi, ci viene spiegato a puntino da Cigolo.
Senza impelagarsi nei modelli matematici, la cosa da tenere bene presente è il diverso comportamento nel tempo degli accessi alle aree istituzionali di un portale rispetto alle aree di news.

I servizi e le aree istituzionali crescono lentamente e progressivamente, in progressione lineare, costituendo lo “zoccolo duro” degli accessi; le notizie, comprensibilmente, “volano via”, ma con una curva più morbida di quello che ci si aspetterebbe: la coda lunga, insomma, può attendere (ma non per troppo tempo).

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